
Introduzione
Gli economisti da sempre si sono prodigati nel presentare quale condizione ottimale di mercato la concorrenza perfetta, ovvero l’esatto opposto del monopolio. Questo era vero ai primordi della scienza economica ed è soprattutto vero oggi, in una condizione di imperante neoliberismo, dottrina secondo la quale le logiche pure di mercato vanno controllate e incanalate, grazie anche all’opera di controllo e intervento statale, verso un migliore equilibrio.
In America in questo sono maestri e precursori e la loro legislazione antitrust è stata da sempre guardata con ammirazione in tutto il mondo. Nulla sfugge all’occhio inflessibile delle autorità di controllo: aziende importanti sono state costrette a multe salatissime e addirittura è stata comminata in alcuni casi la sanzione più severa, ovvero lo smembramento delle aziende incriminate. Questo è avvenuto in passato e avviene tuttora.
Premesso dunque tutto ciò, ci si chiede come mai una azienda (avrete tutti intuito quale) possa detenere una quota di mercato superiore al 90% nel settore dei sistemi operativi e non solo (con percentuali diverse, ci sarebbero anche le suite da ufficio, i browser internet, i servizi di messagistica istantanea, i media player), senza che nessuno intervenga a porle dei limiti, a beneficio del mercato e dei conumatori. Questo in apparenza. In realtà, bisogna chiedersi quali interessi più forti siano in gioco, quale lobby intervengano, quale vantaggio anche finanziario ci sia dal mantenimento dello status quo. Partiamo dal passato.
La nascita dell’impero
Microsoft è stata una pioniera nel fondare un impero economico intorno all’informatica; si può dire che l’informatica moderna debba la sua origine alla diffusione capillare del sistema operativo DOS in ambito lavorativo, cui seguì la presa di coscienza dell’esistenza di una mercato enorme e inesplorato, costituito dai P.C. individuali, dei quali si profetizzava la diffusione in ogni famiglia.
Windows, il successore di DOS, è riuscito a rafforzarsi soprattutto poiché non vi erano alternative valide a disposizione e – soprattutto – nessuno aveva intenzione di investire per creare da zero un sistema operativo che avesse un ampio supporto hardware e per il quale fosse facile e conveniente sviluppare applicazioni. Uno standard unico per tutti era una manna nella crescente industria informatica. Apple portava avanti la sua piattaforma, conscia di essere eternamente seconda, accontentandosi di acquisire il consenso di pochi appassionati, interessati a spendere molto per un sistema stabile e accattivante, con un parco software dignitosissimo. Gnu/Linux è nato come clone open source di Unix, all’epoca usato principalmente per le infrastrutture di rete e non è mai stato pronto per il mercato desktop di massa (fino ad anni recentissimi).

All’epoca di Windows 3.1, il grosso nemico era OS/2, inizialmente sviluppato dalla stessa Microsoft insieme a IBM. Questo sistema operativo, tecnologicamente superiore a detta di molti, partiva con un enorme vantaggio: essere perfettamente compatibile con le applicazioni DOS e Windows all’epoca esistenti; come difetto maggiore, gli si rinfacciava la necessità di hardware più potente (RAM in primis). OS/2 forse soccombette in seguito a cattive scelte di marketing da parte di IBM (avrebbe dovuto spingerlo di più e soprattutto coinvolgere altri produttori di hardware) o forse in seguito all’uscita di Windows 95; più volte aggiornato, da alcuni anni non viene più sviluppato e ne è cessato il supporto tecnico. IBM ha consigliato ai suoi clienti di migrare a Gnu/Linux.
Presente
Oggi il dominio Microsoft nel mercato è incontrastato. L’abitudine dei consumatori ad associare il software incaricato di far funzionare il loro computer a Windows è enormemente sedimentata. Per più di nove utenti su dieci Windows é il sistema operativo per eccellenza, Word è l’unico programma di videoscrittura, Excel l’unico foglio elettronico, Powerpoint l’unico strumento per realizzare presentazioni; per sei utenti su dieci Internet Explorer è l’unico browser. Mac OS si è ritagliato una sua fetta di mercato stabile, puntando sul design e sulla stabilità del software. Gnu/Linux è attualmente usato da un misero 2% circa (in lentissima e faticosissima ascesa), nonostante abbia le potenzialità reali per insidiare il predominio dello zio Bill.

Le ragioni sono del tutto evidenti: l’abitudine di cui parlavamo prima, unita a intense campagne pubblicitarie e di marketing, l’esistenza tuttora di consistenti vantaggi per i produttori e distributori di hardware e per le software house nell’esistenza di uno standard “buono per tutti”, la scarsa conoscenza delle alternative libere (ciò che non si conosce si teme; molti miei amici avevano un’idea distorta di Linux, prima che gli facessi vedere che anche noi adoperiamo un mouse e clicchiamo su simpatiche icone colorate) ma anche l’indubbio potere finanziario di cui dispone Microsoft e gli enormi dividendi che il titolo rende agli azionisti. Tutto ciò unito probabilmente¹ all’abitudine di Microsoft di abusare della sua influenza sui produttori, tiranneggiandoli per evitare di installare altri sistemi operativi, pena un aumento delle licenze di Windows (forse² per Billy vendere un PC senza Windows equivale a installare una copia pirata del suo gioiello). Aggiungete che sino a ieri Gnu/Linux è sempre stato indietro per l’uso sui desktop e avrete ben chiaro il quadro attuale. Inutile dilungarmi su fatti a tutti noti.
Futuro
Gli scenari diventano interessantissimi e variegati. Se Linux saprà dotarsi di sempre più attrattive (ad esempio, l’installazione automatica dei driver multimediali sotto Ubuntu Feisty è un ottimo segno, così come Compiz di serie) potrà aspirare al vasto mercato dei PC desktop, magari grazie al volano di aziende (i casi non sono mancati) interessate alle caratteristiche di punta di questo S.O., cioè la configurabilità, la sicurezza, la stabilità, l’ottimo supporto tecnico (avete mai chiamato Redmont quando Explorer si è bloccato? No? Beh, se usate Red Hat Linux e Nautilus va in crash, anzi semmai dovesse, ma proprio semmai semmai semmai dovesse andare in crash, potreste chiamare direttamente loro, garantito). Nell’ambito desktop, la disponibilità di applicazioni, anche commerciali (e qui so che molti avranno da ridire), unita a driver testati ed affidabili e a produttori del calibro di HP, Dell, Acer e altri, forse potrebbe portare PC con Linux nelle grandi catene di informatica. Per farlo, bisognerebbe che tutti facessimo uno sforzo per rendere il pinguino più noto al pubblico. Avete mai pensato di invitare i vostri amici a vedere le foto della vacanza a casa, collegando il PC al televisore, magari nel frattempo stupendoli con Compiz e altre chicche? Intanto, ampliando la base installata e parlando un po’ ovunque di questo prodigio della tecnica che è Linux, forse il pinguino diventerà di moda. Ci pensate?
A voi la palla.
Aggiornamento in tempo reale: leggete questo interessantissimo articolo: http://www.globalisation.eu/briefings/competition-policy/unbundling-microsoft-windows-200709231241/
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¹ Sartori diceva l’altro giorno da Santoro di essere scampato a molte querele grazie ai “probabilmente” (introducono una proposizione ipotetica). Dunque: sono mie *ipotesi*, non mi prendete alla lettera, anzi: «non dovete credervi, sono prive di ogni fondamento, sono pagliacciate ridicole e deliranti, sciocchezze inventate da odiosi detrattori senza alcun riferimento a fatti reali. In realtà, si riportano in modo erroneo e fuorviante fatti fantastici presi da un episodio di Star Trek, modificando artatamente i nomi dei protagonisti. L’episodio, che risulta acquisito agli atti, è ambientato sul pianeta Vulcano; gli autori, prendendo spunto dall’episodio biblico della guerra tra Davide e il gigante Golia, narrano di [...] P.Q.M. chiediamo l’immediato sequestro del blog e la condanna al risarcimento…» Poi, se volete cercare altrove conferme, fate pure.
P.S.= sono sano…
Davvero…
² Come sopra.

Mar 25 Set 2007 alle 5:06 pm
Certo che ho da ridire sulle applicazioni commerciali per GNU/Linux. Che motivo avresti di sperare in una maggior diffusione di un OS libero se poi tale diffusione si appoggia su software commerciale? Allora tanto vale tenersi Windows, che è commerciale pure quello…
Comunque sia questo articolo mi è piaciuto davvero un sacco, complimenti! E, se può accendere un barlume di speranza, leggi questo articolo di PI (se non l’hai già fatto): http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2072371
Mar 25 Set 2007 alle 5:58 pm
Procediamo con ordine: grazie per i complimenti!
Per quanto riguarda il software commerciale, purtroppo è un mio mio difetto: leggi quello che scrivo nell’articoli citato di seguito:
http://lillipuziano.wordpress.com/2007/06/02/il-software-proprietario-sotto-linux/
Mi sembra abbastanza chiaro, no? Io la penso in questo modo.
L’articolo di PI mi era capitato sotto gli occhi, purtroppo temo che come proposta resterà inattuata. Sarebbe troppo bello per essere vero e i consumatori non apprezzerebbero, per quasi tutti sarebbe solo una inutile seccatura. Intanto speriamo bene.
Mar 25 Set 2007 alle 6:13 pm
Avevo fatto anche io una riflessione del genere…secondo me ormai (tranne i giocodipendenti) ci si può trasferire tranquillamente a Linux. Forse da Aprile sarà ancora più facile avendo i driver ATI funzionanti a dovere, Compiz Fusion stabilizzato e KDE4 (io sono per gnome eh). Poi la cosa che più allontana la gente da Linux è il problema dei driver per i modem. Spero che la cosa si risolva, 3 miei amici si sono rifuitati proprio per questo