
Il pinguino soffre di molti pregiudizi immeritati, ne sentiamo parlare tutti i giorni e ciascuno di noi ha la sua miracolosa ricetta per cambiare la situazione.
Ho avuto modo di seminare informazioni in giro, fin dai primissimi giorni del mio primo entusiastico approccio a questo “nuovo mondo”, cercando di fare proseliti. L’ho fatto parlando con moltissime persone, più o meno interessate e ricettive.
Quello che qui vi presento è il quadro riassuntivo di alcune ore di dialoghi che in realtà sono quasi miei monologhi: molto spesso la gente non chiede informazioni e a parlare è il mio entusiasmo, la mia buona volontà di contribuire a diffondere la conoscenza del mio amato pinguino. Nel farlo, ovviamente, adotto tutte le cautele, offrendomi sempre quale guida premurosa, poiché so bene che il primissimo sguardo oltre la siepe del software libero potrebbe rivelare difficoltà capaci di far subito desistere i più avventurosi.
La gente non si accontenta di sentirsi spiegare perché mai convenga passare a Linux, in quanto ha anche e soprattutto timore ad approcciare qualcosa che non conosce. Tale insicurezza si può superare, se vengono fornite buone motivazioni.
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La prima cosa che mi sono sentito dire è stata che Linux sarebbe difficile da usare: la frase tipica è stata «perderei troppo tempo per capirci qualcosa». Può essere vero, dipende dal grado di competenza che ognuno ha già, dalla capacità e volontà di comprenderne da soli il funzionamento. Nella maggior parte dei casi, passare a Linux non comporta stravolgimenti di sorta, soprattutto se si può contare sull’esperienza di qualcuno.
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Segue a ruota la preoccupazione di avere poco software a disposizione. La lagnanza è da smentire seduta stante, snocciolando il lunghissimo elenco di soluzioni, open source e non, disponibili. Soluzioni che crescono di numero, eh eh eh!
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Non avendoci mai messo mani, ci si lamenta anzitempo del fatto che l’aspetto non è dei migliori. Eh? Ma stiamo scherzando? Mi limito a rispondere che Vista è già antiquato in confronto a certe soluzioni adottate oramai da tutte le distro principali. Compiz e Beryl sono nomi che esorto a ricercare su YouTube, tanto per rimandare il momento trionfale della conversazione ad una volta successiva.
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L’hardware non va. Uhm. Giusto, giusto. Spesso entro nei piccoli negozietti dicendo di essere interessato a schede tv, scanner o stampanti, precisando che uso Linux. Vi garantisco che 9 volte su 10 i commessi si dimostrano poco “scandalizzati” dal nome in se’, semplicemente mi dicono che devo rassegnarmi, che non ci sarà mai scheda tv funzionante per il mio diavolo di sistema operativo per smanettoni (loro pensano). Beh, si sbagliano di grosso! Fortunatamente, il supporto hardware si accresce ad ogni versione del Kernel, mese dopo mese. E’ una fortuna immensa della quale ringrazio soprattutto i programmatori che si prestano a lunghe analisi per ricostruire, via reverse engineering, i comandi per far funzionare le periferiche di produttori che non ne vogliono sapere di fornire specifiche e/o driver. Se la mia webcam funziona è grazie a loro.
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e così via.
Come vedete, tutti questi pregiudizi sono fondati sull’ignoranza e l’ignoranza è dura a sradicarsi, ma una volte spalancate le porte della conoscenza, ci appare un nuovo bellissimo mondo. Il mio invito, come sempre, è a lottare per affermare queste conoscenze, ora come non mai. Il momento è propizio, la lotta culturale e filosofica per l’affermazione del software libro è appena cominciata e a noi spetta il posto d’onore di suoi combattenti! Armiamoci dunque di buona volontà e lottiamo!

Gio 14 Giu 2007 alle 7:10 pm
Da un lato ti faccio i miei complimenti, anche io ho tentato e tento di far conoscere linux (poi se non piace, amen), dall’altro mi domando se l’approccio migliore non sia: l’utente cerca linux, non il contrario…
Gio 14 Giu 2007 alle 7:20 pm
Ottima domanda, la riflessione non tarderà ad arrivare su questi schermi.
L’utente deve cercare linux, ma:
1) spetta anche a noi farglielo conoscere. Sul punto ci sarebbe da dire molto;
2) va comunque guidato all’inizio, se possibile e per i suo bene;
3) l’approccio migliore è ovviamente quello che riconosce la max libertà, come tu suggerisci. Dire “ti installo linux e basta” non va certamente bene. Suggerire è l’unico modo. Si educa chi è recettivo, altrimenti è tempo sprecato!